La Femme en robe verte: Monet e la sua musa Camille Doncieux

Nel 1859 Claude Monet, perseguendo una bruciante passione artistica, si trasferisce a Parigi dalla cittadina di Le Havre per frequentare un scuola d’arte. Presto si interessa alla rivoluzione pittorica avviata dal più anziano Edouard Manet che, nei decenni precedenti, aveva aperto la strada alla pittura contemporanea. Nonostante le raccomandazioni della famiglia Monet non frequenta regolarmente gli istituti accademici e nel 1861 presta servizio militare ad Algeri. Qui rimane affascinato dalla natura e dall’intensità della luce naturale e, tornato a Parigi, comincia a sperimentare una pittura basata sulla luce e sulla percezione dei colori.  Importantissimo per l’evoluzione pittorica di Monet è l’incontro con Alfred SisleyPierre-Auguste Renoir e Jean-Frédéric Bazille, artisti che come lui ripudiano la sterilità del disegno accademico e si dedicano alla pittura en plein air.

Nel 1865 la vita dell’artista si intreccia inesorabilmente con quella della giovane Camille Léonie Doncieux. È un pomeriggio di marzo e il pittore, allora venticinquenne, incontra la diciottenne Camille in un libreria parigina in rue Dante. Camille è una giovane affascinante che lavora come modella, figlia di un mercante di Lione. Claude è un artista di bell’aspetto con barba scura e occhi neri e profondi, dotato di un estremo talento. I due si piacciono e si innamorano. Camille per amore di Monet annulla il fidanzamento con un giovane facoltoso e inizia a posare per il pittore diventandone la musa, Claude l’accoglie nell’atelier che divide con Frédéric Bazille lungo la Rive Gauche. La relazione tra i due amanti è difficile: entrambe le famiglie si oppongono all’unione e le difficoltà economiche della coppia sono importanti, nonostante ciò Camille appare in moltissimi dipinti dell’autore a volte di spalle o coperta da un copricapo o un ombrellino, altre volte il suo volto è chiaramente visibile. È lei la donna dipinta nel famoso Donna con il vestito verde premiato al Salon di Parigi nel 1866 ed è sempre lei a posare per la monumentale tela La colazione sull’erba iniziata nella primavera del 1865 e lasciata in pegno al proprietario di casa a causa della mancanza di denaro per saldare l’affitto. Negli stessi anni Camille posa come modella per un dipinto en plein air ambientato nel giardino di una casa a Ville D’Avray, rifiutato dalla giuria del Salon parigino per l’audace rappresentazione che abbandona la tradizionale modellazione dei corpi e dei panneggi per una maggiore adesione alla realtà e agli effetti luministici tipici della pittura impressionista.

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Donna con il vestito verde (1865-’66)

Nel 1871, dopo la nascita del primo figlio Jean nel 1867 e il matrimonio civile nel 1870, la coppia si trasferisce ad Argenteuil un piccolo paese sulle rive della Senna che diventa, negli anni successivi, il centro più importante del gruppo impressionista. Qui l’artista costruisce un bizzarro atelier galleggiante per dipingere paesaggi fluviali. In questi anni Camille e il figlio Jean sono immortalati da Monet nello splendido dipinto La passeggiata realizzato nel 1875 e oggi conservato a Washington. Un anno prima l’intera famiglia Monet viene ritratta dall’inconfondibile pennellata di Edouard Manet, amico e maestro del pittore, immersa nel verde di Argenteuil.

Perseguitato dai creditori e in seguito alla nascita del secondo figlio Michel nel 1878 Monet si trasferisce a Vétheuil, un villaggio a circa 70 chilometri da Parigi. Il periodo non è semplice per il pittore e la sua famiglia: Camille presenta infatti i sintomi di una grave malattia che appare incurabile. Monet è disperato e tenta il suicidio. Nel mentre, in seguito al secondo parto, le condizioni della giovane moglie e modella si aggravano. Il pittore cerca conforto tra le braccia di Alice Hoschedé, moglie di un ricco finanziere, amico di Monet e suo fedele collezionista, intrecciando con lei una relazione extraconiugale.

La mattina del 5 settembre 1879 Camille Doncieux, musa e compagna di Monet, muore sopraffatta dalla violenza di un tumore all’utero, qualche ora dopo il matrimonio religioso da lei tanto voluto. Il marito racchiude il dolore e il dramma della perdita in un ultimo e angosciante ritratto di Camille immortalata sulla tela con pennellate drammatiche e veloci che lo stesso Monet descrive in una lettera del 1879:

«Un giorno, all’alba mi sono trovato al capezzale del letto di una persona che mi era molto cara e che tale rimarrà sempre. I miei occhi erano rigidamente fissi sulle tragiche tempie e mi sorpresi a seguire la morte nelle ombre del colorito che essa depone sul volto con sfumature graduali. Toni blu, gialli, grigi, che so. A tal punto ero arrivato. Naturalmente si era fatta strada in me il desiderio di fissare l’immagine di colei che ci ha lasciati per sempre. Tuttavia prima che mi balenasse il pensiero di dipingere i lineamenti a me così cari e familiari, il corpo reagì automaticamente allo choc dei colori

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“Camille Monet sul letto di morte” (1879)
Nonostante il tradimento l’amore provato per Camille traspare dalle tele del pittore impressionista, dimostrando un lato estremamente fragile e umano di un genio della pittura contemporanea, uomo del suo tempo e come tale non immune alle difficoltà della vita.

Nonostante il secondo matrimonio con Alice Hoschedé, sposata solo nel 1893, la donna con l’abito verde occuperà per tutta la vita un posto di rilievo nella memoria e nel cuore del pittore. A questo proposito Alice, accecata dalla gelosia, condannò Camille Monet alla damnatio memoriae distruggendo tutte le fotografie in cui era presente il volto della bella Camille non potendo – per nostra fortuna – distruggere tutti i ritratti che Monet e i pittori impressionisti avevano fatto alla rivale.

Una sola fotografia è sopravvissuta ai folli gesti di Alice e si è salvata poiché mandata in Olanda nel 1871, fotografia che la Hoschedé non era mai riuscita ad intercettare ed è oggi l’unica memoria fotografica a noi conosciuta del primo grande amore di Claude Monet.

Giulia Pellegrino

 

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