L’arte nel Terzo Reich: la condanna della soggettività

Nazismo: un regime totalitario e l’annullamento del singolo

Immaginate di essere un artista -un pittore, uno scultore, un architetto- nella Germania degli anni Trenta. Immaginate di essere un artista aperto alle nuove suggestioni del mondo delle Avanguardie, immaginate di essere Oskar Kokoschka, George Grosz o Ernst Ludwig Kirchner. Un artista che, in quanto tale, esprime se stesso nelle proprie creazioni. Ora, immaginate di aver avuto abbastanza fortuna da vedere alcune delle vostre opere esposte nella Galleria Nazionale di Berlino e vedere quelle stesse opere bruciate, distrutte, messe all’asta o, ancora peggio, appese nel salotto della casa di campagna di qualche gerarca nazista. È il 1933, anno dell’ascesa al potere di Adolf Hitler e quella che state vivendo è una vera e propria dittatura culturale, una nazificazione della cultura messa in atto dal regime nazionalsocialista.

Un mezzo importantissimo, se non determinante, che contribuì all’affermazione del nazismo in Germania fu, infatti, l’utilizzo della propaganda. Una propaganda studiata ed amministrata magistralmente da colui che viene oggi considerato l’ideatore del mito del Führer: Joseph Goebbels. Goebbels, ministro della propaganda e capo della Camera della Cultura dal 1933 al 1945, instaurerà una vera e propria dittatura culturale assumendo il controllo totale dei sistemi d’informazione di massa e controllando qualsiasi espressione artistica e culturale del Paese.

«Nulla è più facile che portare la gente al guinzaglio. Mi basta sollevare un rutilante manifesto e loro ci saltano attraverso.»

–  Joseph Goebbels

La divulgazione dei principi del regime nazionalsocialista fu affidata non solo alla propaganda tramite il cinema, la stampa, la radio, la televisione e il teatro ma anche attraverso l’arte, che doveva saper tradurre le nuove concezioni in immagini e miti facilmente comprensibili. L’obiettivo dei nazionalsocialisti era quello di riscrivere la storia dell’arte, eliminando e distruggendo i movimenti artistici non realisti e considerati degenerati instaurando una nuova arte tedesca ispirata a ideali classici, che doveva avere una funzione puramente politica ed educativa. L’arte doveva fornire un esempio al popolo, tale da poterlo guidare nella definizione della razza pura, quella ariana.

Il regime nazionalsocialista aveva intuito più di ogni altro movimento politico l’importanza dell’arte come mezzo di propaganda e il fascino che esercitavano sulla massa le immagini. Il regime avviò dunque, sotto il controllo di Goebbels, una campagna di epurazione in tutta la Germania volta all’eliminazione di tutte le opere di arte contemporanea, considerate degenerate, dai musei tedeschi. I nomi stampati sulle liste delle opere sequestrate sono conosciuti: gli artisti del gruppo Blaue Reiter (Vassilij Kandinskij, Paul Klee, Franz Marc), quelli del Die Brücke (Emil Nolde, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Otto Müller, Max Pechstein, Karl Schmidt-Rottluff tra gli altri), altri espressionisti come Marc Chagall, pittori come Edward Munch e James Ensor, e ancora quelli della Neue Sachlichkeit (George Grosz e Otto Dix), i dada come Kurt Schwitters e Raoul Hausmann, gli artisti della Bauhaus (tra gli altri Johannes Itten e László Moholy-Nagy) i cubisti (come Pablo Picasso, Georges Braque, Fernand Léger e Robert Delaunay) e, inoltre, i futuristi (gli italiani Umberto Boccioni e Carlo Carrà), i simbolisti (come Gustav Klimt e Odilon Redon), i post-impressionisti (Vincent van Gogh, Paul Cézanne e Henri Matisse) e gli artisti della Parigi degli anni Venti come Amedeo Modigliani e moltissimi altri. Oltre alle opere vennero perseguitate anche tutte quelle personalità che avevano esposto Entartete Kunst nelle loro gallerie o mostrato interessi nei confronti delle nuove correnti: così i professori furono cacciati dalle accademie, critici d’arte censurati o licenziati, curatori e direttori di musei sostituiti da membri del partito, numerosi artisti vennero censurati o esiliati. L’iscrizione alla Camera dell’Arte del Reich divenne obbligatoria per operare come artista. Nel 1936 l’ala moderna della Galleria Nazionale di Berlino e la Bauhaus vennero chiuse. Le opere confiscate (si calcola circa sedicimila esemplari) furono messe all’asta o vendute ai musei di tutto il mondo altre, invece, furono bruciate nel cortile della sede del Corpo dei Pompieri di Berlino nel marzo del 1939, così come era successo nel 1933 con il rogo dei libri nella Opernplatz di Berlino, organizzato da Joseph Goebbels, dove studenti e membri delle SS diedero fuoco a numerosi esemplari di libri e manoscritti che non corrispondevano agli ideali nazionalsocialisti.

Entartete Kunst: la Mostra di Arte Degenerata 

Questi artisti, considerati dei malati di mente, dei depravati, producevano opere altrettanto malate caratterizzate da una visione distorta della realtà che i nazisti non potevano tollerare. L’arte degenerata era un’arte elitaria, intellettuale, un’arte individualista che non poteva essere compresa dalla massa, era una forma di espressione personale e questo non era possibile in un regime totalitarista che condannava la soggettività.

Nel luglio del 1937 il regime organizzò a Monaco, a distanza di un giorno una dall’altra, due mostre: la prima, inaugurata il 18 luglio 1937 nella Casa dell’Arte Tedesca (un edificio maestoso dall’architettura classicheggiante progettato da Paul Troost) comprendeva dipinti e sculture destinate a rappresentare la bellezza e il benessere del nuovo regime. Il 19 luglio 1937, un giorno dopo l’apertura della Grande Esposizione di Arte Tedesca, Adolf Hitler e Joseph Goebbels inaugurarono presso l’Istituto di Archeologia dell’Hofgarten la Mostra di Arte Degenerata, dove vennero esposte quasi 700 opere di arte degenerata di oltre 100 artisti. L’allestimento della mostra, curato da Adolf Ziegler pittore accademico supportato dal regime, venne abilmente studiato affinché potesse suscitare indignazione e disprezzo nei visitatori: le sculture erano prive di piedistallo, i dipinti senza cornici venivano appesi inclinati, in modo confuso e in stanze strette e male illuminate. Spesso le opere erano accompagnate da didascalie derisorie, alcune mostravano il prezzo che i musei tedeschi avevano, ingiustamente, pagato per il loro acquisto e sui muri venivano scritti slogan umilianti.

La mostra era accompagnata da un catalogo illustrato ed era divisa in settori che portavano titoli denigratori e derisori come Invasione del bolscevismo in arte, La natura vista da malati di mente o La vetrina del magazzino infinito della feccia ebraica. In questo modo i nazisti completarono la dissacrazione totale dell’arte contemporanea, umiliandola e riducendola a scarabocchi di pazzi degenerati. Per incentivare il popolo tedesco a visitare la mostra essa fu resa gratuita ed itinerante, venne infatti esibita diverse località tedesche ed austriache, inoltre l’ingresso venne vietato ai minori di diciotto anni con il pretesto che contenesse contenuti altamente scandalistici che potevano turbare la gioventù tedesca.

È interessante notare, come si apprende dalla lista delle opere esposte, come all’interno della mostra fossero presenti unicamente opere di artisti tedeschi o, comunque, operanti in Germania e la conseguente assenza di artisti stranieri (quali Vincent van Gogh, Paul Cézanne e Pablo Picasso) le cui opere non erano certo state risparmiate durante i rastrellamenti di gallerie e musei. Questi dipinti vennero venduti all’estero altri, invece, custodi gelosamente da gerarchi nazisti quale Hermann Göring, famoso per la sua vastissima collezione d’arte che contava quasi 1800 opere – tra cui più di 1300 dipinti e 250 sculture – la maggior parte sottratte alle famiglie ebree perseguitate e mandate nei campi di concentramento.

I nazisti avevano inconsapevolmente dato la possibilità di ammirare, all’interno dello stesso percorso espositivo, le più belle opere d’arte legate alle correnti d’avanguardia europee. La mostra fu visitata, nell’arco di quattro anni, da più di tre milioni di visitatori ed ebbe un successo nettamente maggiore di quello della Grande Esposizione d’Arte Tedesca.

Nonostante questa persecuzione rappresenti un momento buio della storia dell’arte e abbia causato l’immigrazione di numerosi artisti, la segregazione o perfino la morte di alcuni di essi, il nazismo non riuscì ad arrestare la forza creativa e innovativa di una generazione di scultori, pittori e architetti passati alla storia per essere i protagonisti di uno dei periodi più fecondi per l’arte tedesca ed europea.

Giulia Pellegrino

Bibliografia 

  • I. GOLOMSTOCK, Arte Totalitaria, Leonardo, 1990
  • A. GUYOT, P. RESTELLINI, L’arte nazista: un’arte di propaganda, Vicenza, Oscar Mondadori, 1992

Sitografia 

http://www.finestresullarte.info

http://www.artribune.com

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